MAZARATEE: L'ASTRO NASCENTE ITALO-CARAIBICO SI RACCONTA IN OCCASIONE DEL NUOVO SINGOLO 'MATILDA'
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28/11/2022 | dl
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Ciao Mazaratee, da dove arriva il tuo alias artistico?
È un'unione tra i miei Paesi di origine. Al centro della bandiera di Barbados (da dove viene mia madre) si trova un tridente molto simile al logo della Maserati, che ho scelto per simboleggiare l'Italia, dove sono nato e cresciuto.
Hai una grande passione per la musica black e rock. C'è qualche artista contemporaneo che ti piace particolarmente e perché?
Gli artisti contemporanei che ascolto, mi piacciono perché non sono necessariamente funk o rock, ma sono comunque influenzati dalla musica nera degli anni '70 e '80 che presto è diventata pop. Ascolti mainstream come Dua Lipa, Charlie Puth, Bruno Mars mi insegnano a vedere/sentire la musica vintage in chiave moderna. Volendo (e potendo) spaziare tra i generi, di oggi mi piacciono molto i Gorillaz, Jacob Collier, i Nu Genea, St. Vincent, gli Snarky Puppy, tutti per diverse ragioni, ma li accomuna un gusto molto raffinato negli arrangiamenti, suoni. Trovo che ognuno di loro faccia la propria musica nel migliore dei modi.
Ti sei trasferito in Inghilterra per studiare e da poco sei tornato in Italia. Cosa ti ha colpito di più di quel Paese?
Ho trovato serietà e professionalità. Nel mondo anglosassone, il ruolo di musicista (che sia emergente o affermato) è molto più rispettato, perché parte integrante della loro cultura. La musica è ovunque: pub, locali, teatri, fanno tutti in modo di ospitare più concerti o open mic nights possibili, perché la richiesta è molto alta.
Matilda è il primo singolo dal tuo album di debutto, energico e trascinante. Musicalmente a chi ti sei ispirato?
La protagonista del brano è una ragazza molto decisa e attraente. Per accompagnare la sua camminata ci vuole un suono che sappia stare al passo, un rock che abbia carattere e che sappia di alta moda. Visti requisiti, mi sono fatto aiutare da Lenny Kravitz, che è spesso un mio punto di riferimento, e Carol Kaye, la bassista di Nancy Sinatra in “These Boots Are Made For Walking”.
L'incontro con Bobby McFerrin, come è nato?
Durante i suoi concerti Bob invita spesso gente dal pubblico a improvvisare con lui e, data la mia fame di palcoscenico, non ci ho pensato due volte: ho sceso in volata le scale dell'auditorium ed è stato stupendo. Anche con la semplicità e leggerezza che si hanno a 10-11 anni, un tutto esaurito al Lingotto fa il suo effetto e merita d'esser visto dal palco!
Ti piacerebbe cantare in italiano?
Non penso. Di recente ho avuto uno spunto per una canzone in italiano, ma di solito trovo che l'inglese si addica di più alle mie sonorità e funziona per il pubblico internazionale. Ma di italiani per il mondo siamo in molti, quindi non mi precludo neanche questa possibilità.
Quando ti vedremo dal vivo e con quale formazione?
In Inghilterra ho sperimentato parecchio portando sul palco anche fino a dieci musicisti insieme. Bellissimo. Ora sto lavorando ad una formazione che sia essenziale e spettacolare al tempo stesso. Ho trovato dei nuovi musicisti che sanno come realizzare questa idea. Presto ci saranno nuovi concerti perché la mia fame di palcoscenico resta sempre tanta!
È un'unione tra i miei Paesi di origine. Al centro della bandiera di Barbados (da dove viene mia madre) si trova un tridente molto simile al logo della Maserati, che ho scelto per simboleggiare l'Italia, dove sono nato e cresciuto.
Hai una grande passione per la musica black e rock. C'è qualche artista contemporaneo che ti piace particolarmente e perché?
Gli artisti contemporanei che ascolto, mi piacciono perché non sono necessariamente funk o rock, ma sono comunque influenzati dalla musica nera degli anni '70 e '80 che presto è diventata pop. Ascolti mainstream come Dua Lipa, Charlie Puth, Bruno Mars mi insegnano a vedere/sentire la musica vintage in chiave moderna. Volendo (e potendo) spaziare tra i generi, di oggi mi piacciono molto i Gorillaz, Jacob Collier, i Nu Genea, St. Vincent, gli Snarky Puppy, tutti per diverse ragioni, ma li accomuna un gusto molto raffinato negli arrangiamenti, suoni. Trovo che ognuno di loro faccia la propria musica nel migliore dei modi.
Ti sei trasferito in Inghilterra per studiare e da poco sei tornato in Italia. Cosa ti ha colpito di più di quel Paese?
Ho trovato serietà e professionalità. Nel mondo anglosassone, il ruolo di musicista (che sia emergente o affermato) è molto più rispettato, perché parte integrante della loro cultura. La musica è ovunque: pub, locali, teatri, fanno tutti in modo di ospitare più concerti o open mic nights possibili, perché la richiesta è molto alta.
Matilda è il primo singolo dal tuo album di debutto, energico e trascinante. Musicalmente a chi ti sei ispirato?
La protagonista del brano è una ragazza molto decisa e attraente. Per accompagnare la sua camminata ci vuole un suono che sappia stare al passo, un rock che abbia carattere e che sappia di alta moda. Visti requisiti, mi sono fatto aiutare da Lenny Kravitz, che è spesso un mio punto di riferimento, e Carol Kaye, la bassista di Nancy Sinatra in “These Boots Are Made For Walking”.
L'incontro con Bobby McFerrin, come è nato?
Durante i suoi concerti Bob invita spesso gente dal pubblico a improvvisare con lui e, data la mia fame di palcoscenico, non ci ho pensato due volte: ho sceso in volata le scale dell'auditorium ed è stato stupendo. Anche con la semplicità e leggerezza che si hanno a 10-11 anni, un tutto esaurito al Lingotto fa il suo effetto e merita d'esser visto dal palco!
Ti piacerebbe cantare in italiano?
Non penso. Di recente ho avuto uno spunto per una canzone in italiano, ma di solito trovo che l'inglese si addica di più alle mie sonorità e funziona per il pubblico internazionale. Ma di italiani per il mondo siamo in molti, quindi non mi precludo neanche questa possibilità.
Quando ti vedremo dal vivo e con quale formazione?
In Inghilterra ho sperimentato parecchio portando sul palco anche fino a dieci musicisti insieme. Bellissimo. Ora sto lavorando ad una formazione che sia essenziale e spettacolare al tempo stesso. Ho trovato dei nuovi musicisti che sanno come realizzare questa idea. Presto ci saranno nuovi concerti perché la mia fame di palcoscenico resta sempre tanta!
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